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Newsletter Studio il Granello

L’estate del 2012 ha accompagnato il suo arrivo con il tragico terremoto che ha sconvolto la vita di tanti nostri “vicini di casa”. Vogliamo riprendere proprio da lì, dall’incontro con queste persone e dal nostro piccolo impegno nato dall’intento di non lasciare da solo chi è stato così duramente colpito.
L’estate poi, fortunatamente, ci ha portato anche cose belle: nuovi collaboratori e nuove prospettive professionali, che ci permettono di ripartire con grande slancio nella ripresa delle consuete attività.
Ecco alcune righe per condividere questi nostri pensieri.

Al via la collaborazione con Walvoil s.p.a.

Nata da poche settimane, la collaborazione fra Studio il Granello e Walvoil Spa mostra già apprezzabili risultati con reciproca soddisfazione.
Walvoil, uno dei principali produttori mondiali di valvole oleodinamiche e di sistemi meccatronici, ha deciso di avvalersi delle competenze del nostro studio per supportare il proprio ufficio comunicazione e marketing nella realizzazione di nuova documentazione tecnica.
L’avvio di questa collaborazione professionale rappresenta per noi un incoraggiante segnale di continuità nella crescita del nostro settore TECH, quello cioè orientato alla comunicazione tecnica, che va a confermare la bontà degli sforzi fatti in questi anni per mettere a punto un sistema di gestione particolarmente efficiente di cataloghi e manuali.

 

Storie dal terremoto

Di seguito alcuni stralci del Diario da Cavezzo, scritto da Antonio Turco, che grazie a qualche “rimbalzo” è giunto fino alla nostra mailbox.
31 maggio A Cavezzo c’è un silenzio irreale. Quasi tutti dormiamo fuori di casa in macchina e il centro operativo comunale ha bisogno di tende, anche se ora è arrivato un nucleo della Protezione Civile dell’Abruzzo che ha messo su un campo con tende per 500 persone, docce e bagni. I problemi incominciano adesso. La risposta è forte, ma come dicono anche TV e giornali occorre aiuto per far tornare tutto come prima.
Il nostro paese è desolato: gli immobili tra crollati, lesionati e/o inagibili sicuramente sono oltre il 75%: secoli di storia sono di fatto scomparsi, ma molto prosaicamente sono scomparse le case di chi ci viveva, di chi aveva messo i sacrifici di una vita per l’acquisto di un appartamento, come la mia mamma.
Mia moglie si è salvata buttandosi sotto la scrivania poco prima che scoppiassero i vetri dell’azienda, mentre una sua collega d’ufficio che era scesa in fabbrica è morta (56 anni - due figli).
2 luglio A Cavezzo continua la progressiva riapertura delle strade mentre purtroppo il centro storico è off-limits ai pedoni. Le imprese si stanno riorganizzando, gli esercizi commerciali e le attività di servizio stanno ricominciando l’attività. La normalità è ancora lontana e l’emergenza continua: però abbiamo iniziato a tracciare alcuni percorsi. 
19 luglio Cavezzo è a poco più di mezz’ora da Modena. Si prende la strada del Canaletto (Statale 12), si fanno un po’ di curve, si passa San Prospero e si arriva subito in mezzo all’epicentro. Moltissimi modenesi non erano mai venuti a Cavezzo; del resto cosa ci venivano a fare a Cavezzo? In generale, nella Bassa Modenese o ci vivi, o ci lavori – non sono posti da farci gite: campanili e chiese, vecchie cascine, Villa Delfini, cippi partigiani. In effetti non particolare bellezza dei luoghi e operosità vanno spesso a braccetto. Personalmente lavoro a Bologna ormai da oltre dieci anni e ci vado in treno; pochi giorni fa ho parlato a lungo con un pendolare, un docente di fenomenologia della comunicazione all’Alma Mater che mi diceva più o meno questo:
“Ecco, se vuoi capire la differenza tra terremoti, non devi guardare l’ago del sismografo (è più forte questo o quello?). Devi guardare il contorno, gli interpreti secondari, il coro. Il terremoto in Irpinia fu raccontato da Moravia, Sciascia e Geno Pampaloni; i grandi scrittori si mettevano in macchina e raccontavano la tragedia dell’arretratezza meridionale, a un Italia colta, attenta e popolare. Il terremoto dell’Aquila, invece, è stato raccontato da Bruno Vespa. E quello emiliano e modenese è passato prevalentemente nei TG – mediato da inviati minori. Una narrazione povera, piatta, la stessa retorica sulla sobrietà emiliana e ‘la voglia di ripartire’, cucinata e riscaldata ogni giorno. La lenta parabola verso il basso di un paese è stata ben rappresentata dalla caratura di questi ‘narratori’ ufficiali che avrebbero dovuto immortalarne i momenti cruciali. Nell’epoca dell’intellettuale-massa, non ci sono più gli intellettuali. Solo un democraticissimo cicaleccio orizzontale di gente che twitta a tutto spiano. Ma la trasformazione antropologica di un territorio, non te la raccontano i social network o Youreport”.
Perbacco! Questa lucida analisi mi ha fatto molto pensare e mi sto ancora chiedendo: cosa cambierà nella Bassa Modenese? in definitiva un sisma è sempre uno spartiacque solenne: c’è un prima e un dopo terremoto.
Poi, piano piano, ho costruito la mia provvisoria analisi sui fatti. Se si fosse stati più attenti, chissà forse ci si poteva accorgere che il terremoto era già cominciato da tempo, almeno 3/4 anni fa. Il terremoto era la crisi, serpeggiante, insistente, che rosicchiava il nostro tessuto produttivo, e puntava dritto al centro, alla sua coesione, alla sua ragione sociale.
Già ampiamente terremotato era il meccanismo d’integrazione sociale che non integrava più niente, come avevo già potuto sperimentare nel mio territorio; era già scardinata la tenuta produttiva dei Distretti e della piccola-media impresa, che prima aveva flirtato con la globalizzazione e oggi ne viene invece travolta; già pesantemente lesionata era l’etica del lavoro, l’unica cinquantennale religione che aveva permeato queste laicissime terre. Il Modello Emiliano se ne stava già andando, languido, lento, come un meccanismo sdentato che non girava più come prima.
Le botte continue di queste settimane di terremoto hanno accelerato questi processi e ci hanno sottratto le ultime residue sicurezze. Le scosse di terremoto ci hanno messo davanti ad una realtà nuova. Non era zona sismica, questa. Non era terra di disoccupazione. Eppure la liquefazione del territorio emiliano – quegli inquietanti vulcanelli di fango e sabbia apparsi anche da noi a Cavezzo – hanno proiettato un presagio oscuro sul nostro futuro.
Si stava bene, nella Bassa Modenese.
Non succedeva (quasi) mai niente.

 

Special Christimas

  Emanuela Ghizzoni: competenza e professionalità per la crescita dello Studio

Il 23 luglio scorso ha fatto ufficialmente il suo ingresso in Studio il Granello Emanuela Ghizzoni, graphic designer di provata esperienza e straordinaria creatività. Cerchiamo di conoscerla un po’ meglio.
1. Era da tempo che Studio il Granello era sulle tue tracce, cosa ti ha spinto ad accettare quest’ultima proposta?
In generale ciò che mi ha convinta è stato il fattore umano.
Già in sede di colloquio sono rimasta colpita dalla trasparenza e dalla modestia delle persone che avevo davanti; è una cosa rara nell’ambiente della comunicazione e anche nella vita. Mi è piaciuto l’approccio alla pari che hanno avuto con me e che, ora che lavoro qui, vedo essere la nota distintiva del clima in studio. Infine una serie di dettagli ha catturato la mia curiosità: il logo scritto in DIN, tra i miei font preferiti; il giallo usato come colore istituzionale proprio come per Studio Egg (la mia vecchia casa); l’uso della grafica isometrica per presentare la location dello studio; il silenzio quasi irreale. Ho intuito che sarebbe stato un sodalizio proficuo; che avrei trovato spazio per esprimere le idee che tormentano senza sosta i miei neuroni in una prospettiva di condivisione di finalità e modalità di lavoro.
2. In ambito grafico hai lavorato sia come libera professionista (Studio Egg) sia come art director in importanti agenzie di comunicazioni. In che modo queste due diverse esperienze hanno segnato il tuo percorso professionale?
Lavorare come freelance mi ha dato la possibilità di imparare a relazionarmi direttamente con i clienti, comprendendone meglio le aspettative ed i bisogni. Inoltre la libera professione mi ha portato ad assumere la formazione continua come elemento imprescindibile del mio lavoro.
Il lavoro in agenzia mi ha permesso di scoprire la ricchezza del lavoro in equipe. Riconosco la grande fortuna avuta nell’incontrare, prima in Studio Lobo poi in Canali & C, persone straordinarie, maestri di pensiero e creatività, dei veri concentrati di talento a cui devo tantissimo. 
Aver lavorato su entrambi i fronti, da dipendente e da imprenditrice, mi ha insegnato soprattutto che in comunicazione è più importante la strategia del virtuosismo. Mi ha insegnato a bandire l’espressione “mi piace” in favore di “funziona”.
3. Andiamo ora a scoprire qualche segreto: quali credi siano le tue principali abilità professionali?
Forse la visione globale dei lavori e la capacità di sviluppare progetti ambiziosi anche con budget limitati.
Sono nata con l’interruttore delle idee bloccato sulla posizione on. Sono morbosamente curiosa e inguaribilmente ‘smanettona’. Sono fortemente orientata all’utilizzo del web come cardine della comunicazione. Soprattutto per la possibilità di interazione, misurazione dei risultati e ottimizzazione degli investimenti. 
4. In queste prime settimane di attività presso Studio il Granello c’è stato qualche episodio che ricordi con particolare simpatia?
In generale penso sia bello che lo studio sia frequentato da un’umanità variegata: accanto agli immancabili clienti e fornitori, capita di incontrare gli ospiti della Casa della Carità, amici, suore, o bambini dai diversi colori!
Senz’altro però la cosa che ricordo con più allegria è l’espressione ingenua della Dolly, ospite dell’attigua Casa della Carità, mentre, un giorno durante la pausa caffè, diceva: “Sei bionda e bella come mia sorella, però lei è più giovane di te: lei ha 66 anni!”

 

Studio il Granello incontra la coop. sociale “La Zèrla” di Mirandola


Anche noi abbiamo la nostra piccola Storia dal terremoto, che inizia con l’idea di raccogliere un contributo economico per sostenere la ripresa di chi si è trovato i piani sconvolti dalle recenti scosse. Questo nostro primo impegno ci ha portato alla raccolta di 2000 Euro.
Dopo alcune valutazioni siamo giunti alla conclusione di devolvere questa somma alla Cooperativa Sociale “La Zèrla”, onlus di Mirandola che opera inserimenti lavorativi per persone con disabilità psichico-mentale.
Così il 6 settembre ci siamo diretti a Mirandola per incontrare “La Zèrla” con alcuni dei sui protagonisti.
La loro sede, come tanti capannoni della zona, ha subito danni dal terremoto. Al momento, per non interrompere completamente le loro attività (consapevoli del grande valore anche in chiave “normalizzatrice” che può avere il lavoro, ancor più per persone fragili), si sono organizzati all’interno di una palestra comunale condivisa con altre realtà. A fianco dei problemi logistici vi sono questioni forse ancora più preoccupanti legate alle prospettive di lavoro visto che le loro attività sono principalmente legate al settore biomedicale, messo in ginocchio dal sisma.
Il nostro incontro ha rappresentato un bel momento, dove è stato semplice sentirsi vicini ed augurarsi che questa circostanza possa trasformarsi in una occasione di speranza e crescita reciproca.
Di fondo resta il fatto che rialzarsi in questo clima di incertezze dopo avere perso il lavoro, la casa e la memoria dei propri luoghi sembra essere davvero cosa dura.

 

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